Stolonifero rosa

(Sarcodictyon catenatum)

  • Phylum

    Cnidaria
  • Classe

    Anthozoa
  • Sotto-classe

    Octocorallia
  • Ordine

    Alcyonacea
  • Sottordine

    Stolonifera
  • Famiglia

    Clavulariidae
  • Genere

    Sarcodictyon
  • Specie

    S. catenatum
Stolonifero rosa
Fig. 1 © Elisa Manganelli
Stolonifero rosa
Fig. 2 © Elisa Manganelli

Lo stolonifero rosa (Sarcodictyon catenatum) è un esserino poco appariscente che in più predilige zone poco illuminate e riparate, fino a 100 m di profondità. Probabilmente, specie in caverne dove la luce penetra ancora un po’, lui c’è, ma noi ci passiamo sopra o accanto ignari della sua meraviglia.

Appartiene alla classe degli antozoi, “animali fiore”, che accomuna madrepore, gorgonie, e anemoni per la simmetria raggiata e il corpo privo di organi. Il genere degli stoloniferi si caratterizza poi per la presenza dello stolone, un tessuto che unisce i polipi fra loro formando così piccole colonie. Nel caso di S. catenatum, queste colonie di massimo 20 polipi presentano gli stoloni di colore rosa-rossastro a volte fusi fra loro a formare un cenenchima membranoso, capace di rivestire interamente substrati rigidi (vedi Fig. 1).

Fig. 1: Filicudi, 40 m. Qua lo stolonifero si è impossessato di una struttura pre-esistente, colonizzandola e finendo quasi per assomigliare a un ramo di gorgonia.

Fig. 2: Ustica, 15 m, grotta. Gli stoloniferi amano l’omba e gli ambienti riparati. Si possono trovare sulle pareti, sui tetti delle grotte e sugli scogli sottostanti.

Fig. 3: Ustica, 15 m, grotta. Questo è un ottimo esempio di simbiosi, ma non sappiamo se mutualistica o semplicemente commensale:

    • nel caso della simbiosi mutualistica lo stolonifero, con le sue proprietà urticanti, proteggerebbe la granseola da possibili predatori mentre ne trae vantaggio facendosi trasportare per accrescere le sue opportuità di nutrirsi;
    • nel caso della simbiosi commensale sarebbe solo lo stolonifero a trarne vantaggio senza danneggiare la granseola.
Stolonifero rosa su granseola
Fig. 3 © Elisa Manganelli

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