Cicala di mare

(Scyllarides latus)

  • Phylum

    Arthropoda
  • Classe

    Malacostraca
  • Ordine

    Decapoda
  • Famiglia

    Scyllaridae
  • Genere

    Scyllarides
  • Specie

    S. latus

La cicala di mare o magnosa che dir si voglia (Scyllarides latus) è un crostaceo dal carapace tozzo provvisto di cinque paia di zampe appuntite chiamate pereiopodi. Per questo motivo l’ordine a cui appartiene è quello dei Decapoda (dal latino, dieci piedi), come i cugini astice e aragosta. Il corpo è diverso da quello, più allungato, di questi ultimi, ma come l’aragosta la cicala non ha chele. Sì e no, in realtà, perché la femmina delle piccole chele ce le ha, ma solo nel quarto paia di zampe: le usa per tenere ancorate al ventre le uova. Inoltre anche la cicala muta periodicamente: perde il carapace quando, come un vestito, gli va troppo stretto (rendendosi temporaneamente vulnerabile) e se ne fa ricrescere uno nuovo al di sotto.

Oltre alle zampe la cicala ha anche un paio di antenne frontali, organi tattili che muove a volte buffamente come nel video. Queste, come pure i bordi della parte anteriore del corpo, sono di un blu elettrico ipnotizzante, che la luce della torcia fa risaltare sul marrone del carapace.

La cicala mangia soprattutto gasteropodi e bivalvi (tutto ciò che ha a che fare con le conchiglie, per intenderci), e sembra che usi l’estremità appuntita delle zampe per aprire o staccare dal substrato le sue prede, su tutte, le patelle.

È invece predata da grosse cernie e dentici, dai pesci balestra e dai polpi più spregiudicati. Poiché a parte qualche scatto all’indietro non sa realmente nuotare, l’unica sua salvezza è il mimetismo. È per questo motivo che sul carapace, scuro, talvolta crescono alghe o briozoi e che di giorno vive in afratti bui e nascosti. Di notte invece si attiva e va a zonzo un po’ più serenamente.

La riproduzione avviene in tarda primavera. È allora che da fondali abbastanza importanti (anche intorno ai 100 m) le cicale risalgono fino a bassissime profondità, anche a 1 o 2 m soltanto, ritrovando di anno in anno gli stessi anfratti bui. È proprio in questo periodo, il nostro inizio di stagione, che ci divertiamo a cercale in grotta o in notturna. E anzi, sono talmente abitudinarie, che a volte andiamo proprio a colpo sicuro!

Come detto le femmine attaccano le uova sotto il carapace. Queste, una volta schiuse, diventano larve pelagiche, che vagano cioè in mare aperto per un tempo non ben noto prima di depositarsi sul fondo e diventare nuove cicale. Che potranno raggiungere fino ai 50 cm di lunghezza per 2 kg abbondanti di peso.

Sfatiamo alcune confusioni frequenti. La cicala non ha niente a che vedere con le pannocchie o canocchie (dette appunto anche cicale), che invece vivono sulla sabbia. Inoltre esistono due versioni “mini” della cicala, la magnosella (Scyllarus arctus) e la magnosella pigmea (Scyllarus pygmaeus), che non superano i 15 e i 6 cm, rispettivamente: sono molto più rare (noi abbiamo visto magnoselle, con immensa emozione, solo a Marettimo) e non sono assolutamente la stesse specie!!!

Scyllarides latus, infine, si trova solo in Mediterraneo (ovunque tranne in Adriatico del nord) e, in Atlantico, in Portogallo e lungo la costa nord-occidentale dell’Africa. In Mediterraneo è ovunque specie protetta

In quale itinerario lo incontriamo?

  • Rotta del tonno
  • Quasi tropici
  • A casa di Eolo